Perarolo di Cadore - Longarone

 

Descrizione del percorso

  Si lascia Perarolo di Cadore, superata la chiesa di S.Anna, dirigendosi su strada asfaltata verso Macchietto; qui, superata la galleria e la chiesa della Madonna della Salute, protettrice degli zattieri, si prosegue, sempre su strada, fino al bivio per Rivalgo, in località Rucorvo, dove si prosegue verso destra, sulla vecchia strada; giunti a Rivalgo, poco prima della chiesetta, si entra in una piazzetta, proseguendo fino ad un caratteristico lavatoio coperto, nei cui pressi, prima di passare per un sottopassaggio della ferrovia, si gira a sinistra, per breve sentiero che porta a una casa cantoniera; qui si prosegue su una carrareccia per un centinaio di metri, fino a incontrare, sulla destra, un passaggio pedonale sui binari (porte girevoli verdi); attraversati i binari ci si dirige a sinistra, per un’ampia carrareccia che costeggia per lungo tratto la ferrovia, fino a superare una casa (con vicina fontana e capitello), e giungendo quindi a un bivio con una strada asfaltata, dove si gira a sinistra in discesa verso Ospitale; lungo questo tratto, che ripercorre il tracciato dell’antica via romana, si possono osservare, ai bordi della strada in prossimità dell’ultimo tornante prima di giungere in paese, i solchi lasciati sulla pietra dal passaggio dei carri (qui anche con i doppi solchi dei carri a scartamento ridotto).
    Si giunge quindi alle prime case di Ospitale, e, superata la chiesa della SS.Trinità, vicina all’antico ospizio con una caratteristica bifora in stile gotico (documentato dal XIV sec.), si scende verso il centro del paese, incontrando lungo la discesa un grande crocifisso e, al suo termine, un’altra chiesetta.
    Dal centro di Ospitale, dirigendosi verso Davestra lungo la vecchia strada, si incontra poco dopo, sulla destra, una recente area pic-nic nei pressi della confluenza del torrente Tovanella nel Piave; si prosegue quindi fino al ponte che porta a Davestra.
    La deviazione verso Davestra consente, seguendo il sentiero CAI 397, di andare a visitare il sito archeologico alto-medievale di Paluch, sede di documentata attività di fusione del ferro.
    Nei pressi del ponte per Davestra un sentiero esposto (è prevista la messa in sicurezza) porta a congiungersi con i resti dell’antica strada romana. Attualmente questo tratto di percorso richiede particolare attenzione: pochi metri prima del ponte, sulla destra della strada, si deve scavalcare un muretto di contenimento di un canalone e imboccare l’esile traccia di sentiero che sta alla destra del canalone, risalendo fino a giungere sotto il ponte della ferrovia; qui si abbandona la traccia di sentiero, si attraversa il greto del canalone portandosi sotto il ponte, dove, sul lato sinistro, inizia un’altra esile traccia di sentiero che sale ripida per il bosco, sbucando nei pressi di un sentiero più ampio, da cui si vede bene il ponte della ferrovia; da qui, si prosegue verso sinistra, sul tracciato dell’antica strada romana, incontrando quasi subito due tornanti (disegnati secondo il raggio di curvatura dei carri); nel tratto successivo, prestando attenzione, si possono osservare in più punti i solchi dei carri nella pietra (in uno di questi sassi scavati si può osservare anche una piccola fossetta emisferica che si ritiene possa rappresentare un termine per la misurazione del miglio stradale); dopo aver superato l’ultimo tratto rettilineo di strada romana nel bosco, giunti in vista di alcune reti di contenimento, si sale verso destra, portandosi sulla carrareccia che, dopo aver superato un passaggio a livello e costeggiato un piccolo cimitero, si ricollega con la vecchia strada asfaltata (qui tabella con indicazione Pescol) che in breve porta a Termine di Cadore. Entrando in paese, dopo aver osservato un cascatella, sulla sponda opposta del Piave e incontrato una fontana, si prosegue fino alla chiesetta; da qui, salendo per una traccia di sentiero fra le case del paese, si prosegue fino a giungere ad attraversare i binari della ferrovia, incontrando la tabella CAI dell’inizio del sentiero 495C (per Col de le Tosate e Casera Pescol).
    Si inizia quindi a salire per il ripido sentiero, fino ad incontrare un primo bivio, delimitato da un muretto, in cui, abbandonando il sentiero CAI, si deve girare a sinistra, proseguendo su un sentiero, meno ripido, fino a incontrare un altro sentiero, nei pressi di un’area disboscata sotto le linee dell’alta tensione; da qui si prosegue verso sinistra, su sentiero ben tracciato, inizialmente in costa e, poco dopo aver superato una massicciata, incontrando un bivio, dove si gira a sinistra in discesa fino a giungere a un ponticello nei pressi di una cascata; qui, nascosti fra le fronde, si possono osservare i resti del castello della Gardona, raggiungibile con una breve deviazione; subito dopo il ponte un piccolo e antico capitello.
    Dopo il ponte si prosegue in piano, su sentiero ben mantenuto, sempre percorrendo il tracciato dell’antica strada romana, fino a giungere nei pressi del cementificio abbandonato; da qui, in breve, ci si riporta sulla strada asfaltata e si giunge a Castellavazzo; attraversando il paese, oltre alla chiesa posta sulla collina, si possono ammirare, sugli stipiti delle porte e delle finestre, varie figure antropomorfe in pietra lavorata; come documentato da una stele conservata nel palazzo comunale, l’arte dell’estrazione e lavorazione della pietra risale all’epoca romana e in paese si può visitare il “Museo della pietra e degli scalpellini” che ricostruisce la storia di quest’antica tradizione locale.
    Giunti nei pressi della fontana sulla piazza del paese, si gira a sinistra, in discesa, e si attraversa la strada in direzione di Codissago, sede del museo degli zattieri del Piave, scendendo fino al primo incrocio; se non si desidera visitare Codissago, ci si dirige qui a destra verso Longarone, in direzione dei campi sportivi, girando ancora a destra al bivio successivo e, dopo aver superato la casa degli alpini, si continua in salita (palestra di roccia sulla destra) fino a raggiungere la strada principale di Longarone, che si attraversa per entrare in paese, dirigendosi verso il centro e superando la sede della Comunità Montana e il municipio, prima di giungere nel piazzale della chiesa monumentale, progettata da Michelucci, costruita in ricordo delle vittime del Vajont e sede finale della tappa.

altimetria

 

• Sopra Rivalgo inaspettate vedute panoramiche verso nord, fino alle lontane vette di confine con l’Austria.

• Lungo la “via Romana” si possono osservare, incisi nella pietra per brevi tratti, i solchi dove passavano i carri romani.

• A Ospitale antica casa con bifora trecentesca: si trattava, probabilmente, dell’ospizio, vale a dire l’”ospedale”, che diede il nome al paese.

• Ormai vicini a Termine, nel bosco il Cammino riscopre il bimillenario percorso romano.

• A sud di Termine i resti del castello della Gardóna, con la torre dall’enigmatica pianta triangolare.

• Castellavazzo, la Castrum Laebactium romana, fu famosa per le cave di pietra rosata.

• A Codissàgo museo degli zattieri (i conduttori delle zattere che fluitavano sul Piave fino a Venezia)

• A Longarone la chiesa monumentale progettata da Michelucci ricorda le vittime del Vajont. La diga del Vajont è ben visibile da Longarone. Il 9 ottobre 1963 il crollo del monte Toc dentro il bacino artificiale provocò un’onda che distrusse Longarone e uccise duemila persone. Il Vajont è il simbolo dei disastri provocati dallo spregiudicato e irresponsabile sfruttamento della natura da parte dell’uomo.


In sintesi
Il percorso può essere suddiviso nei seguenti tratti:

1. da Perarolo a Rivalgo, su strada asfaltata, sostanzialmente pianeggiante

2. da Rivalgo a Ospitale, sul tracciato dell’antica strada romana, in saliscendi

3. da Ospitale di Cadore a Davestra, lungo la vecchia strada asfaltata, pianeggiante

4. da Davestra ripido, ma breve tratto di sentiero in salita per raggiungere i resti della vecchia strada romana, quindi carrareccia e strada in discesa fino a Termine di Cadore

5. da Termine di Cadore ripido tratto di sentiero in salita, che poi prosegue per tratto in costa, scende quindi fino ai resti del castello della Gardona e prosegue in piano fino a Castellavazzo

6. da Castellavazzo a Longarone, su strada asfaltata, prima in discesa, poi in piano, quindi in salita

 

Partenza Perarolo di Cadore (610 m) • Arrivo Longarone (473 m) • Tempo di percorrenza L’intero percorso a piedi è di circa 6 ore (soste e deviazioni escluse) • Dislivello Due brevi tratti di circa 100 m in salita ciascuno • Segnaletica Unica tabella sentiero CAI 495c • Difficoltà Tappa relativamente breve, ma con alcuni saliscendi impegnativi; nei pressi di Davestra tratto di sentiero difficile ed esposto • Periodo consigliato Maggio-ottobre • Varianti e siti di interesse Sito archeologico altomedievale di Paluch di Davestra (sentiero CAI 397) | Museo degli zattieri a Codissago, c/o ex scuola elementare • Soste consigliate Area pic-nic Val Tovanella, fra Ospitale e Davestra • Cartografia Tabacco 1:75.000 “La provincia di Belluno con il Cammino delle Dolomiti” | Tabacco 1:25.000 Foglio 021 “Dolomiti di sinistra Piave” • Note logistiche Museo della pietra e degli scalpellini di Castellavazzo, tel. 0437 770254 oppure 335 8063874 | Per ospitalità e altre info turistiche Ufficio IAT Longarone, piazza Gonzaga 1, cap 32013, tel. 0437 770119, fax 0437 770177 proloco_longarone@infodolomiti.it.

 

 

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