Cadore

Tappa 22

Vigo di Cadore ‐ Lorenzago

altimetria tappa 22

Descrizione del percorso

 In centro a Vigo, dopo essersi informati preventivamente sugli orari di apertura, si consiglia una visita guidata alla cappella di S.Orsola (XIV sec.), alla Pieve di S.Martino (l’attuale edificio risale al 1559) e alla chiesa della Madonna della Difesa (1512). L’interno della cappella, di grande rilevanza storico-artistica, offre uno stupendo ciclo di affreschi del XIV sec., sulla leggenda di S.Orsola, e l’altare ligneo opera di Michael Parth, uno dei pochi Flügelaltar tardogotici tedeschi sopravvissuti in Cadore.

Dal centro di Vigo si potrebbe scendere per la strada asfaltata che porta a Pelòs e dirigersi quindi a sinistra verso il ponte sul torrente Piova.
Consigliamo tuttavia (specie per chi non ha percorso la tappa precedente Cima Campigotto-Laggio) di continuare (via Da Rin Bettina Pietro) verso il centro di Laggio per visitare la chiesa di S.Antonio abate; da qui si prosegue ancora per uscire dal paese (verso Cima Campigotto) fino a giungere nei pressi di una curva con una fontanella; da qui, in circa 500 metri, seguendo le indicazioni, si giunge a visitare la chiesa di S.Margherita di Salagona, una delle chiese più antiche di tutta la provincia, che contiene una serie di affreschi di stile bizantino del XIII-XIV secolo e un pregevole soffitto in legno a cassettoni del XVII secolo.

Ritornando sui propri passi verso Laggio, nei pressi di una curva, sulla sinistra, si imbocca una stradina in discesa (tabella gialla area pic-nic attrezzata), chiamata “strada del Rin” perché costeggia un ruscello; al suo termine, lasciando Pelos alla propria destra, si gira a sinistra per la carrareccia che conduce al ponte sul torrente Piova.
Pochi metri dopo il ponte, sulla sinistra, si imbocca un sentiero (strada delle Ciope) che, tagliando le curve della strada asfaltata, sale verso Lorenzago, offrendo un bel panorama sul monte Tudaio e su Vigo.
Nella piazza principale, sulla chiesa dei SS.Ermagora e Fortunato (edificata dallo Schiavi a metà Settecento sulle vestigia di chiese più antiche) e sul vicino campanile si notano subito i segni che ricordano la presenza in questi luoghi di Giovanni Paolo II.

Ci si dirige quindi a destra per via XXXI Ottobre e, superato il ponte delle Tezze, si prosegue per un breve tratto di viale Mazzini, fino alla chiesa di S. Maria degli Angeli, ricca di opere di pittura veneta del Cinquecento e Seicento. Poco prima della chiesa, si imbocca via Cesare Battisti, per circa 200 metri, quindi tenendosi sulla destra, si percorre viale XIV Agosto, fino a giungere a una rotatoria, dove si devia subito a destra per via Mario Luciani; lungo questa via, dopo circa 100 metri, in prossimità di una curva a gomito, si deve fare attenzione per imboccare una piccola strada che devia sulla sinistra.

Alla fine della via, circa 200 metri, svoltiamo a sinistra per proseguire sulla prima via che incontriamo alla nostra destra (via Ita), percorsa la quale giriamo a destra per prendere la prima via a sinistra che ci porta ad incrociare via Stella Maris. Si sale quindi, oltrepassando la Colonia Stella Maris, sulla destra, e proseguendo diritti in direzione del colle di Tast; qui si lascia la strada asfaltata, deviando a destra per una carrareccia che attraversa la campagna fino a giungere all’abitato di Teven.

Da qui ci si dirige verso il Santuario della Beata Vergine di Caravaggio, ben visibile dalla strada, salendo a Travagola; arrivati nella piazzetta del paese, ci dirigiamo a destra e, subito dopo, imbocchiamo la prima via sulla sinistra, che porta in località Col, da dove, con una ripida salita, si giunge a Facen, punto d’arrivo della tappa.

Digressione “L”

  Di tutte le digressioni del Cammino delle Dolomiti, quella che coincide con il “Sentiero papa Giovanni Paolo II” e conduce fino al passo della Mauria è l’unica di cui offriamo qui una descrizione dettagliata, vista la brevità della tappa 22.

Dal centro del paese, imboccando via Pecol (poco prima del Municipio), superando il bivio con via Rivadò e girando quindi a destra al successivo bivio con via Parco dei Sogni, e ancora a destra al bivio dove inizia la carrareccia (991 m), si può salire, in circa mezz’ora, fino al castello Mirabello e alla vicina villa, sede dei soggiorni estivi di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI.

Da qui inizia il “Sentiero papa Giovanni Paolo II” o “Sentiero del Papa” (sentiero CAI 336) che sale verso il passo della Mauria; questo itinerario ripercorre i luoghi in cui Giovanni Paolo II passeggiava per ritemprare lo spirito durante i periodi di vacanza; alcune tabelle poste lungo il percorso propongono brevi ma significative riflessioni e meditazioni. Partendo dalla tabella Tambar (1000 m) e superato un primo bivio, dove si prosegue a destra, si giunge a fienile Averto (1072 m), proseguendo fino al bivio successivo (bivio per Pecosta, inizio del sentiero CAI 336a); qui si prosegue verso destra, e continuando su ampia carrareccia si continua in salita fino a giungere in località Stabiere (1220 m); proseguendo ancora, dopo aver superato un ruscello, il Rin della Pissa, il sentiero si fa più stretto e in breve si giunge ai fienili Ciaurutte (1262 m), dove si incontra un altro bivio; qui si gira a sinistra (a destra inizia il sentiero Regina Pacis che per altra via porta al passo della Mauria), proseguendo in salita e, superato il tabià Croera (1390 m), si giunge in breve a Pupenego; continuando, su tratto in costa, si giunge al bivio in cui ci si ricollega con il sentiero CAI 336a; qui si prosegue a destra (sentiero CAI 17, verso Stabie-Mauria), su ampia carrareccia nel bosco, fino a giungere a Val de Palù (1390 m); qui alcune tabelle indicano una deviazione verso la “sorgente del Papa”. Si prosegue invece sulla carrareccia (ora indicata come sentiero 207 Stabie-Doana-Mauria) giungendo in breve a Stabie (1373 m) e da qui proseguendo in leggera discesa verso il passo della Mauria (tabella CAI 25), che si raggiunge in breve, girando a sinistra, una volta raggiunta la strada asfaltata. La salita dal castello Mirabello al passo della Mauria, lungo questo itinerario, richiede circa 3 ore (soste escluse).

Dal passo della Mauria, in poco meno di 2 ore di cammino, si può tornare a Lorenzago per altra via, eseguendo un percorso ad anello; a pochi metri dalla tabella marrone che indica il passo, si imbocca una carrareccia in discesa (la vecchia strada), si gira a sinistra in corrispondenza del primo tabià (1301 m), e si prosegue fino ad attraversare la strada asfaltata, in prossimità del tornante n.2, e imboccando di nuovo la carrareccia, sul lato opposto della strada; si supera un ponticello e si continua in discesa sbucando di nuovo sulla strada asfaltata in corrispondenza di una piccola area attrezzata per pic-nic; da qui si prosegue sulla strada, raggiungendo in breve il bar “La Pineta” (in inverno sede di partenza di una pista di sci da fondo), con stupenda vista sul monte Cridola; si prosegue sulla strada per circa 1 km, quindi, poco prima di una fontana, si imbocca sulla destra una stradina (indicazioni Villa Clarenza) e, giunti nei pressi del Soggiorno Alpino Stella Matutina (dei Gesuiti di Gorizia), si gira a sinistra, raggiungendo in breve una chiesetta intitolata a S.Antonio abate (1775) e scendendo quindi fino a Villapiccola (inizio di via Ramaiò), dove si consiglia una visita alla chiesa della Madonna della Difesa (1512); nei pressi della fontana ottagonale attigua alla chiesa sbuca un’altra strada che scende dal castello Mirabello (chi non vuole percorrere il sentiero del Papa può tornare in paese di qui). Da Villapiccola, in breve, si ritorna al centro di Lorenzago.

La Tappa

In sintesi

Il breve percorso della tappa può essere schematicamente suddiviso nei seguenti tratti:

1. da Vigo a Laggio, in piano, su strada asfaltata

2. da Laggio al ponte sul torrente Piova, in discesa

3. dal ponte sul torrente Piova a Lorenzago, in salita

Partenza Vigo di Cadore (936 m) • Arrivo Lorenzago di Cadore (883 m) • Tempo di percorrenza Il percorso a piedi è di circa 1 ora e mezzo, escluse soste e deviazioni • Dislivello Poco meno di 200 m in discesa e poco più di 100 m in salita • Segnaletica Quasi assente • Difficoltà Tappa breve e facile • Periodo consigliato Tutto l’anno, ma periodo estivo per la visita alle chiese • Soste consigliate Chiese di S.Orsola, Madonna della Difesa, S.Martino (Vigo) | Deviazione per chiesa di S. Margherita di Salagona (Laggio) • Cartografia Tabacco 1:75.000 “La provincia di Belluno con il Cammino delle Dolomiti” | Tabacco 1:25.000 Foglio 016 “Dolomiti del Centro Cadore” | “Chiese di Vigo di Cadore, fra fede ed arte”, Provincia di Belluno Editore • Note logistiche Visite guidate alle chiese di S.Margherita e S.Orsola, tel. 0435 77058 | Per ospitalità e altre info turistiche Ufficio IAT Calalzo di Cadore, Via Stazione 37, cap 32042, tel. 0435 32348, fax 0435 517225 calalzo@infodolomiti.it.

mappa tappa22

da vedere

• A Lorenzago, nella piazza principale, chiesa dei santi Ermagora e Fortunato, di chiara origine aquileiese. Sul vicino campanile i segni posti a ricordo della presenza in questi luoghi di Giovanni Paolo II, che vi trascorse diversi periodi di vacanza.

• Molti luoghi, nei dintorni di Lorenzago, ricordano le visite di Papa Giovanni Paolo II e di Papa Benedetto XVI.

• La strada statale conduce al valico della Mauria, che fu probabilmente la porta d’ingresso in Cadore per i Celti. Loro tracce sono documentate dall’archeologia e dalla toponomastica. In Cadore i Celti si affiancarono ai paleoveneti già residenti nella regione, dove lasciarono segni di massima importanza
storica. Successivamente i Romani, fondata Aquileia, dovettero seguire le direttrici di penetrazione dei Celti: Aquileia divenne il punto di riferimento religioso di un territorio vasto che comprendeva anche il Cadore. Lunghissima fu l’appartenenza del Cadore alla diocesi di Iulium Carnicum (oggi Zuglio), in Friuli.

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L’universo si sviluppa in Dio, che lo riempie tutto. Quindi c’è un mistero da contemplare in una foglia, in un sentiero, nella rugiada, nel volto di un povero…« La contemplazione è tanto più elevata quanto più l’uomo sente in sé l’effetto della grazia divina o quanto più sa riconoscere Dio nelle altre creature ». (LS 233).

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