Agordino

Tappa 7

Da Sospirolo a Val Imperina

altimetria tappa 7

Descrizione del percorso

ATTENZIONE - Il percorso di questa tappa presenta alcuni punti difficili, che sono indicati nella mappa sottostante con un segnale di pericolo; cliccando sul segnale di pericolo compare un avviso sulla specifica natura del problema a cui prestare particolare attenzione. 

Da Sospirolo si scende fino a Piz, quindi, subito dopo aver attraversato il ponte sul Mis, si gira a sinistra in direzione di Torbe; a Torbe, poche decine di metri dopo la chiesetta di Santa Teresa, a cui si accede per una stretta scalinata, si deve far attenzione e imboccare sulla sinistra una stradina nei pressi di una casa gialla, che si aggira, imboccando quindi subito dopo una stradina sterrata sulla destra, lasciando la stradina asfaltata; la stradina sterrata passa quindi a fianco di una casa, in località Case al Lago e quindi sbuca nei pressi di un bivio, dove si gira a destra, dirigendosi verso Vedana; sulla propria destra, al termine di una breve salita si può osservare il Lago di Vedana e proseguendo sulla strada verso ponte Mas si giunge in breve alla Certosa di Vedana, edificata nel XV secolo e oggi sede di una comunità di monache (scarica qui il libretto sulla storia della certosa); la tradizione e la leggenda vogliono che il luogo in cui sorge la Certosa fosse sede di ritrovo e di rifugio dei primi cristiani del territorio bellunese, durante il periodo delle persecuzioni.
Dirigendosi verso il borgo di San Gottardo, si inizia a seguire il tracciato del sentiero tematico “La Via degli Ospizi”, che risale il Canale d’Agordo fino alle miniere di Val Imperina, sulle tracce dell’antico itinerario che passava per gli ospizi di San Marco di Vedana (oggi San Gottardo), San Giacomo di Candàten e Santa Maria Maddalena di Agre, costruiti fra l’XI e il XII secolo per iniziativa dei Vescovi-conti di Belluno, per favorire i collegamenti con l’Agordino, che dal 923 era diventato territorio della diocesi.
Sulla destra della strada che costeggia il muro del monastero, una boscaglia di pini silvestri e carpini neri colonizza la porzione più settentrionale delle Masiere di Vedana, biotopo di grande interesse floristico-vegetazionale.
Dopo aver visitato il borgo e la chiesa di San Gottardo, si imbocca la stradina inizialmente asfaltata che comincia al termine della piazza, sulla sinistra, proseguendo diritti per circa 250 metri; superata una sbarra, si prosegue su strada sterrata in piano, ai bordi del Cordevole, raggiungendo in breve i prati di Salét, ove ha sede un’azienda agricola demaniale per l’allevamento di cavalli; si attraversano i prati di Salét, fino a giungere in località Sass de la Volta, presso un rudere. Poco oltre la stradina si inoltra nel bosco ripariale del Cordevole, giungendo in breve sul greto del torrente; sull’altra sponda, celata dal bosco, si trova la piana dove sorge l’ospizio di Candàten. Mantenendosi sulla destra orografica del Cordevole (attenzione, tratto poco segnato, con alcune piante divelte), poco prima di raggiungere il greto, si piega a sinistra, rimanendo nel bosco, fino ad attraversare il torrente che scende della Val de le Montarézze (toponimo che ricorda come in passato questa via fosse usata per le transumanze degli armenti); qui il torrente ha eroso il sentiero che portava alla passerella che consentiva l'attraversamento del torrente, ma il guado non si presenta difficile.

Qui è possibile una digressione lungo un breve percorso naturalistico ad anello, il “sentiero Zanardo”.

Si abbandona quindi il fondovalle e, con una moderata salita, lungo cui è possibile ammirare qualche scorcio panoramico sulla piana di Candàten, si raggiungono le prime pendici del Col de la Cazéta e il greto di un piccolo affluente del Cordevole, che scende dalla Val Fagarè (guado sul greto del torrente, che può risultare molto difficoltoso in caso di periodi di piogge abbondanti o nei mesi del disgelo, richiedendo di togliere gli scarponi); qui si costeggia una condotta dell’Enel, proseguendo verso nord per circa 200 m, iniziando poi a salire per due tornanti, guadagnando gradualmente quota e ammirando il panorama sulla Val di Piero, sul versante opposto; si continua a salire sul versante boscoso raggiungendo (30 min. da Val Fagarè) la forra del Vaión, che si attraversa sfruttando una cengia a tratti esposta (vedi foto 1), attrezzata con fune metallica (attenzione in presenza di neve, ghiaccio o terreno bagnato);

si prosegue quindi in piano, sotto le linee elettriche, mantenendo la sinistra a un bivio e riprendendo la salita, in un ambiente molto selvaggio; si supera poi un’altra cengia (vedi foto 2), attrezzata con fune metallica (attenzione in presenza di neve, ghiaccio o terreno bagnato) e, dopo aver attraversato una boscaglia di mughi, si giunge in pochi minuti al bivio con il sentiero che sale alla Rocchetta (750 m); qui si continua diritti, verso nord, raggiungendo (15 min.) i ruderi della casera Le Fratte (attenzione per individuare il sentiero che scende lasciando ciò che resta della casera sulla destra); da qui il sentiero svolta verso sinistra, fino a raggiungere, poco dopo, il torrente che scende dalla Val del Mus, formando una cascata; attraversato il torrente, dopo aver superato un tratto un po' esposto non attrezzato, un colatoio ghiaioso instabile (attenzione) e alcune radure, il sentiero diviene una mulattiera che scende fino a raggiungere il ponte sul torrente che percorre la Val Pegolèra, formando nel tratto finale alcune caratteristiche marmitte; passato il ponticello, una comoda stradina porta in breve all’azienda agricola di Agre, nei cui pressi sorgono l’antico ospizio e la ex-chiesa di Santa Maria Maddalena, di recente ristrutturati e gestiti dal Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi.

Da Agre si prosegue su strada sterrata, sulla destra orografica del Cordevole, senza prendere la passerella che porta a La Muda e, dopo aver attraversato i prati in località Mas, si giunge nei pressi del ponte di Tornèr, dove si imbocca la vecchia strada asfaltata che attraversa la gola dei Castèi; poco prima di raggiungere la casa cantoniera, nei pressi dell’altro ponte sul Cordevole, si imbocca sulla sinistra una strada sterrata e, dopo 10-15 min. di salita, in corrispondenza di un tornante, si segue il sentiero sulla destra che porta in breve ai resti delle fortificazioni del Castello Agordino; attraversato il forte di San Martino, il sentiero scende per un breve e ripido canalone fino a un ponte in legno che consente di attraversare il Rio Carbonère; si continua quindi su un sentiero che riporta nei pressi del Cordevole, divenendo più ampio e proseguendo comodamente fino ad aggirare, su sentiero più stretto, un movimento franoso che ha interrotto la vecchia mulattiera (in questo tratto prestare attenzione per i lavori di esbosco, post-Vaia, che rendono più difficile seguire il sentiero); riportatisi sul tracciato della mulattiera si inizia a scendere, raggiungendo in breve il sito minerario di Val Imperina (40 min. circa dal forte), nei pressi della ex centrale idroelettrica, divenuta oggi un Centro Visitatori del Parco; da qui in breve si entra nel cuore del centro minerario, di recente ristrutturato, che garantisce l’accoglienza con il suo Ostello per la Gioventù ed è la sede finale della tappa.

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La Tappa 7

In sintesi

Il percorso può essere così schematicamente suddiviso:

1. da Sospirolo a San Gottardo, su strada asfaltata

2. da San Gottardo allo sbocco della Val di Montarezze (nei pressi di Candaten, sull’altra sponda del Cordevole), su ampia carrareccia, sostanzialmente in piano, con percorso adatto anche ai bambini

3. dallo sbocco della Val di Montarezze (Candaten), fino ad Agre, su sentiero, inizialmente in salita, poi in discesa, e con tratto terminale su carrareccia, dopo il ponte sulla Val Pegolera; presenti due tratti di sentiero attrezzato con fune metallica, sconsigliati ai bambini, che possono essere pericolosi in caso di terreno scivoloso (neve, ghiaccio, bagnato); presente un guado non sempre praticabile

4. da Agre fino alla casa cantoniera della gola dei Castei, in piano e leggera salita, su carrareccia e strada asfaltata

5. dalla gola dei Castei a Val Imperina, in salita su carrareccia, fino ai resti del Castello Agordino, poi in discesa su sentiero, con alcuni saliscendi, fino a Val Imperina

Partenza
 Sospirolo (475 m) • Arrivo Ostello della Gioventù del Centro minerario di Val Imperina (530 m) • Tempo di percorrenza L’intero percorso a piedi è di 8-9 ore • Dislivello Circa 400 m in salita e circa 400 in discesa • Segnaletica Segnavia giallo-viola PNDB e tabelle “Via degli Ospizi” • Difficoltà Tappa piuttosto lunga (circa 21 km) con alcune salite e due passaggi su sentiero attrezzato con fune metallica • Periodo consigliato Marzo-novembre • Soste consigliate Chiesa di San Gottardo | Agre | Castello Agordino o di San Martino • Cartografia Tabacco 1:75.000 “La provincia di Belluno con il Cammino delle Dolomiti” | Tabacco 1:25.000 “Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi” | Itinerari nel Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi n.6 “La Via degli Ospizi” | Tabacco 1:25.000 Foglio 024 “Prealpi e Dolomiti Bellunesi” • Note logistiche La Certosa di Vedana non è visitabile | Ostello della Gioventù di Val Imperina, tel. 0437 62451, aperto solo nel periodo estivo | Per ospitalità e altre info turistiche Ufficio IAT Agordo, via XXVII Aprile 5/A, cap 32021, tel. 0437 62105, fax 0437 65205, agordo@infodolomiti.it.

mappa tappa 7

da vedere

• Le chiesette di San Michele e Santa Giuliana si fronteggiano sugli opposti versanti e sembrano poste a difesa dell’imbocco della valle del Mis. Il nome del torrente è di probabile origine preindoeuropea. Il contesto ambientale è di alto pregio, e meriterebbe una digressione almeno fino al lago del Mis e ai Cadini del Brenton, le spettacolari marmitte d’acqua scavate nella roccia che il Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi ha reso accessibili con una via attrezzata.

• Di straordinario interesse la Certosa di Vedana: il grande complesso monastico fu costruito nel XV secolo sul luogo di un ospizio documentato tre secoli prima. Tuttora sede di una comunità di monache di clausura, la Certosa non è visitabile, ma dal vicino paese di San Gottardo una breve passeggiata consente di ammirare il complesso dall’alto.

• È notevole la chiesa di San Gottardo, del XVI secolo. La zona svolse per molti secoli un’importante funzione di raccordo tra la Val Belluna e l’Agordino, e conserva tracce dell’antica cristianità.

• Il Cammino si addentra nella Valle del Cordevole lungo la “Via degli ospizi” del Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi. La valle si fa stretta, e il paesaggio impervio e severo ha le cupe tonalità romantiche. Le selvagge montagne raggiungono quote elevate, le Dolomiti mostrano i loro colori tipici e stupiscono per le pareti a strapiombo, i campanili, i castelli di roccia.

• Le miniere di Val Imperina sono documentate dal XV secolo, ma il loro sfruttamento potrebbe essere iniziato prima. Il complesso è stato recentemente ristrutturato.

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Ospitalità

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L’educazione ambientale è andata allargando i suoi obiettivi…ora tende a…recuperare i diversi livelli dell’equilibrio ecologico: quello interiore con sé stessi, quello solidale con gli altri, quello naturale con tutti gli esseri viventi, quello spirituale con Dio (LS 210).

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